mercoledì 21 gennaio 2015

Intervista a Red Tweny

For my translation of the interview into English: http://leisurespotblog.blogspot.it/2015/09/interview-with-red-tweny.html

Ciao Red Tweny,

Grazie per avermi concesso quest'intervista! La prima domanda che mi viene spontaneo farti è: perché Red Tweny? Ha un significato particolare?

Ciao Maurizio e grazie a te per il tuo interessamento. Allora…perché Red Tweny? Allora, “Red” perché un nome – ammesso che sia un nome - più corto non c’è, perché mi ricorda il nome di Rhett (il simpatico protagonista maschile di Via col Vento, leggi Clark Gable) e perché il colore rosso è grandemente in contrasto con i miei soggetti in bianco e nero. Tweny invece nasce dalla contrazione di twenty, liberamente ispirato dalla traduzione inglese di twentytwo (22), un numero che ricorre spesso nella mia vita, in occasioni fortunate e sfortunate.

Da dove nasce la tua passione per il disegno? Credi che qualche evento in particolare ti abbia spinto in questa direzione?

Non ricordo eventi particolari che mi hanno spinto a disegnare…mi viene naturale da quando disegnavo sui banchi di scuola. Disegnavo con le Bic su di loro ed i segni che oggi riproduco su grandi formati sono più o meno gli stessi che disegnavo in piccolo sui supporti di formica verde dei banchi; poi la signora delle pulizie nel pomeriggio puliva tutto ed io trovavo il giorno dopo un nuovo “foglio” da disegnare. Le ispirazioni da ragazzino non mancavano: ero un po' più piccolo degli altri miei compagni sia fisicamente che emotivamente e mi sentivo sempre un po' emarginato. Le tante e premature delusioni d'amore insieme ad un'educazione familiare bacchettona e soffocante fecero il resto: mostri e contorcimenti a go-go! Se da adolescente amichetti e famiglia urtavano violentemente la mia sensibilità, oggi mi faccio interprete delle sofferenze e delle aspirazioni - spesso negate - all'animo umano. Non posso non vedere come dentro di me e intorno a me la sofferenza ed il disagio avvolgano tutti noi, nessuno escluso. Questo aumento del malessere dell'attuale condizione umana mi è troppo evidente ed è in stridente contrasto con la quantità di oggetti e cose che tutti noi possiamo disporre rispetto solo a cinquant'anni fa. Non so dare spiegazioni né ovviamente cure: me ne faccio solo interprete disegnandolo.


Com'è cambiata la tua arte nel corso del tempo? Ti ispiravi a qualcuno in particolare agli inizi? È stato difficile approdare a uno stile unico e personale o in qualche modo si è trattato di un processo automatico, spontaneo?

Diciamo che non sono stato molto costante nel tempo. Ho iniziato a disegnare seriamente (cioè con l’intento di fare mostre e vendere i miei lavori) tra i 19 ed i 25 anni e poi ho iniziato di nuovo – spinto da un mio amico editore – circa 10 anni fa, all’alba dei miei 40 anni. Il mio soggetto preferito erano e rimangono i volti dove riesco - o almeno mi sembra - di poter concentrare tutta l’essenza dei miei umori e sensazioni. È lì l’essenza dei miei lavori e non sentirei l’esigenza di andare oltre. Capisco che però si rischia di essere monotoni ed ho iniziato tre-quattro anni fa ad intercalare ai volti anche situazioni un po’ più complesse dove corpi e strani esseri antropomorfi si muovono, si sdraiano, si siedono o provano a slanciarsi rimanendo però sempre contorti o piegati in parte su se stessi. Non è facile perché il foglio mi sembra sempre troppo piccolo per questi soggetti, ma devo cimentarmi ogni tanto con queste situazioni.

Per quanto riguarda la scelta del mio stile non è stata una scelta meditata ma si è trattato di un processo naturale. Poi nel tempo mi sono reso conto di essere abbastanza un unicum nel quasi infinito contesto artistico che il web ci propina e l’ho consolidato. Poi mi sono accorto che disegnare con la china ha anche molti aspetti pratici e positivi: è economico, non sporca e se devi spedire un tuo pezzo lo puoi intubare e con 25 Euro lo puoi spedire con DHL fino negli USA, impossibile con un opera ad olio.

Di norma, quanto tempo impieghi per realizzare un disegno?

La produzione di un mio lavoro prevede due momenti ben distinti: la progettazione del pezzo attraverso un bozzetto a matita su un piccolo formato A4 e la sua realizzazione con la penna a china su grande formato (50x70 cm).

Per il bozzetto i tempi sono variabili: posso passare una settimana a scarabocchiare senza produrre nulla di significativo come posso realizzarne quattro o cinque in un’ora. È questione di sintonia ed ispirazione, di silenzi e luci, di casualità e sensazioni vissute nel recente. Certo è che nel tempo ho prodotto tanti bozzetti che tengo da parte, quindi ho in “cascina” molti disegni da realizzare sul grande formato, rigorosamente 50x70 cm. Una volta selezionato il bozzetto di base procedo alla sua stesura e realizzazione con la china (uso quasi sempre una punta da 0,3 mm). Qui i tempi sono più precisi: circa due ore al giorno per 7 giorni, non si scampa. In questo sono abbastanza preciso nel produrre almeno un pezzo la settimana: lo devo e lo voglio, anche perché penso che la costanza paghi.


So che apprezzi molto Francis Bacon. Cosa ti affascina in particolare della sua opera? Ci sono delle personalità letterarie che indirettamente hanno influenzato il tuo lavoro nella costruzione di una determinata atmosfera? Oppure, se hai l'abitudine di ascoltare la musica mentre sei all'opera, ci sono dei brani o dei generi musicali che ti fanno lavorare meglio?

Di Bacon ammiro la perfetta rappresentazione del moderno malessere della condizione umana. È sconcertante e splendido l’uso e il drammatico accostamento di colori assolutamente brillanti e “frivoli” con il nero delle improvvise ed improbabili ombre. È lampante la rappresentazione della solitudine umana raffigurata durante momenti del viver comune in ambienti che mai penseresti di utilizzare per un opera d’arte. I suoi volti lacerati e decomposti comunicano innumerevoli concetti: la nostra caducità, la nostra sofferenza, il mostro che è in tutti noi. Ma sono stati scritti innumerevoli saggi su Bacon, ed è sciocco che io mi metta a fare la critica. Personalmente è l’unico artista che mi dà, ogni volta che appena lo vedo, uno stimolo a disegnare qualcosa di nuovo. Ma devo limitarmi solo a sbirciarlo per qualche secondo per non rischiare di rimanerne influenzato…sarebbe un guaio!!

Mentre disegno la sera non ascolto musica ma mi sintonizzo dalle 21:00 in poi su Focus (canale 56) nella speranza di ascoltare qualche trasmissione sul cosmo e sulla fisica: niente di meglio per spaziare un pò e ricordarmi quanto siamo piccoli e di passaggio. La musica mi assorbirebbe troppo, e non riuscirei a concentrarmi abbastanza sul disegno….non so perché ma invece le trasmissioni di Focus sono per me l’ideale per disegnare ma nello stesso tempo pensare e riflettere su elementi che poi in qualche modo si riflettono sui miei disegni: notato quante spirali e orbite ci sono dentro di loro?

Per la lettura confesso che mi sono fermato, in tenera età, alle letture di Edgar Allan Poe; poi la vita, il lavoro, la famiglia e tutto il resto degli impegni mi hanno impedito di coltivare questa attività: non ho materialmente tempo per dedicarmi alla lettura di un buon libro; non si può fare tutto nella vita !

Nei tuoi disegni il bianco, il nero e tutti i toni del grigio vengono usati per dare profondità a figure stralunate e distorte in torsioni impossibili, ma sempre precise e impeccabili nella loro plasticità. Vorrei però chiederti: ti piace anche sperimentare con il colore? Ti risulta più difficile ottenere gli stessi effetti?


Chi disegna o pittura non può dimenticarsi del colore, per carità, lo so. Ma nel mio caso e con la mia tecnica vorrebbe dire rallentare enormemente la produzione, ed io sono avido di creare il soggetto “perfetto” che non sono ancora riuscito a produrre. Ho già prodotto soggetti a colori con la china (che purtroppo non ho più e non ho neanche fotografato) ma il tempo per la loro realizzazione decuplica ed io non ho più “tempo da perdere”! Ho tra le altre cose l’obiettivo di arrivare ad avere almeno 400/500 pezzi nella mia galleria e dato che non amo fare pezzi che si rassomigliano o che introducono solo qualche variazione, capisci che non posso impegnare 2 o 3 settimane per introdurre “solo” del colore ai miei pezzi (utilizzerei sempre penne a china, non tecniche di gouache o acquerello). In fondo poi i miei pezzi sono immediatamente riconoscibili anche per questa caratteristica cromatica, nonostante non mi sembra di essere l’unico che si cimenti con il B&W! Conoscendomi so che poi tenderei a riempire tutti gli spazi con il colore distraendo l’occhio dello spettatore dal messaggio centrale. In ogni caso non escludo a priori il colore, ma non è ancora il momento.

Quanta realtà penetra nei tuoi disegni e quanta pura fantasia?

Quando riesco a trovare il momento e la situazione ideale per buttare giù un bozzetto la parte razionale si spegne e vado quasi in trance, quindi mi è difficile stabilire razionalmente quanto e cosa penetra nei miei soggetti. Diciamo 50 e 50?

Non amo l’astratto, il surrealismo o l’iperrealismo fine a se stessi. Mi piace solo qualcosa di questi stili e cerco sommariamente di coniugarli. Anche in questo Bacon era – ovviamente – un maestro.

Sono d'accordo con te quando dici che il tuo stile è estremamente personale e riconoscibile. In questo senso, credi che l'originalità paghi sempre o a volte ti capita di pensare che forse sarebbe più facile accodarsi a una determinata moda, seguire vie già consolidate, fare parte di un gruppo che si dà determinate linee guida?

È semplice la risposta: fortunatamente non vivo con la vendita dei miei lavori, quindi posso permettermi di percorrere la mia strada senza scendere a compromessi. In ogni caso non sarebbe una soluzione con garanzia di successo quella di accodarsi ad una determinata moda…. e poi nel caos di oggi chi potrebbe stabilire quale è la “moda” attuale? Non conosco e non frequento il mondo dell’arte, ma ho l’impressione che non ci siano più mode o correnti precise come nel mondo della moda per l’abbigliamento: ognuno si veste come gli pare e con i colori che gli pare. Ora l’importante è farsi interpreti del tempo che si vive e riuscire a toccare le corde dell’osservatore. Ecco, in questo credo e voglio essere molto alla moda, cercando di rappresentare il crudo, spaventoso e ormai incontrollabile attuale caos sociale ed etico che ci atterrisce e ci fa contorcere dall’ansia e dalla paura a partire dagli Stati Uniti fino ad arrivare in Cina.

Dov'è possibile acquistare le tue opere?

Ho una curatrice americana che opera in Svizzera e promuove in quella zona i miei lavori, si chiama Julie Draper (www.drapercontemporary.com). Per gli amici italiani invece posso fare da me (redtweny@gmail.com)!



 Grazie ancora per il tuo tempo!

Grazie a te Maurizio, onorato.
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