giovedì 19 settembre 2013

" Preludes " by T.S. Eliot - " Preludi " di T.S. Eliot

 
I

The winter evening settles down
With smell of steaks in passageways.
Six o’clock.
The burnt-out ends of smoky days.
And now a gusty shower wraps
The grimy scraps
Of withered leaves about your feet
And newspapers from vacant lots;
The showers beat
On broken blinds and chimney-pots,
And at the corner of the street
A lonely cab-horse steams and stamps.

And then the lighting of the lamps.

II

The morning comes to consciousness
Of faint stale smells of beer
From the sawdust-trampled street
With all its muddy feet that press
To early coffee-stands.
With the other masquerades
That time resumes,
One thinks of all the hands
That are raising dingy shades
In a thousand furnished rooms.

III

You tossed a blanket from the bed,
You lay upon your back, and waited;
You dozed, and watched the night revealing
The thousand sordid images
Of which your soul was constituted;
They flickered against the ceiling.
And when all the world came back
And the light crept up between the shutters
And you heard the sparrows in the gutters,
You had such a vision of the street
As the street hardly understands;
Sitting along the bed’s edge, where
You curled the papers from your hair,
Or clasped the yellow soles of feet
In the palms of both soiled hands.

IV

His soul stretched tight across the skies
That fade behind a city block,
Or trampled by insistent feet
At four and five and six o’clock;
And short square fingers stuffing pipes,
And evening newspapers, and eyes
Assured of certain certainties,
The conscience of a blackened street
Impatient to assume the world.

I am moved by fancies that are curled
Around these images, and cling:
The notion of some infinitely gentle
Infinitely suffering thing.

Wipe your hand across your mouth, and laugh;
The worlds revolve like ancient women
Gathering fuel in vacant lots.









  I

La sera invernale si posa
sull'odore di bistecca nei vicoli.
Le sei.
I mozziconi consumati di giorni fumosi.
E ora una pioggia ventosa avvolge
i lerci resti
di foglie secche attorno ai tuoi piedi
e di giornali dagli spazi vuoti;
le pioggie battono
sulle persiane rotte e i comignoli,
e all'angolo della strada
un solitario cavallo di carrozza fuma e scalpita.

E poi l'accensione delle lampade.

II

La mattina arriva alla coscienza
con il lieve odore stantio di birra
dalla strada pesta di segatura
con tutti i suoi piedi infangati che premono
ai bar mattutini.
Con le altre mascherate
che il tempo resuscita,
uno pensa a tutte le mani
che proiettano ombre nerastre
in mille camere ammobiliate.

III

Hai gettato la coperta dal letto,
ti sei sdraiata e hai aspettato;
hai sonnecchiato e osservato la notte
rivelare
le mille sordide immagini
che costituivano la tua anima;
guizzavano contro il soffitto.
E quando il mondo intero ritornò
e la luce s'insinuò tra le imposte
e sentisti i passeri nelle grondaie,
hai avuto una tale visione della strada
che la strada a malapena capisce;
seduta sul bordo del letto, dove
hai srotolato la carta dai capelli
o hai stretto le piante gialle dei piedi
nei palmi delle mani macchiate.

IV

La sua anima si estendeva per i cieli
che sbiadiscono dietro un isolato
o era calpestata da piedi insistenti
alle quattro e alle cinque e alle sei;
e corte dita quadrate che riempiono pipe
e giornali della sera, e occhi
sicuri di certe certezze;
la coscienza di una strada annerita
impaziente di arrogarsi il mondo.


Sono commosso da fantasie che sono arricciate
intorno a queste immagini e si aggrappano:
l'idea di una qualche cosa infinitamente
tenera
infinitamente sofferente.

Strofina la tua mano sulla bocca e ridi;
il mondo ruota come antiche donne
che raccolgono combustibile in spazi
vuoti.